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ricordati di me





ringraziamenti

ringrazio me stessa per aver avuto le palle di aver cambiato molto della mia vita; ringrazio chi ha sempre pazienza e ostinazione per farmi tirare fuori le palle quando mi spegno nei momenti duri.







disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001









































ultimi commenti



utente anonimo in Casomai non vi rived...


lunedì, 17 marzo 2008



Casomai non vi rivedessi... buon pomeriggio, buona sera e buona notte.



lunedì, 11 dicembre 2006



Coda. Coda fin nello svincolo per entrare nella Est, un fluire di sospiri, di sguardi seccati, stazioni radio cambiate, pensieri inquietamente rivolti alle cose da fare.
Coda plumbea.
E davanti ai nostri occhi gli aerei di Linate riacquistano la loro libertà verso una notte con poche stelle, nonostante la bella giornata.
E noi, fermi.

La coda è irritante perchè costringe a pensare.
Non basta l'autoradio, un giornale da sfogliare, o un amico da chiamare. La coda è impietosa, non gliene frega niente se non ne hai voglia, se cerchi tregua: sviscera tutto ciò che tieni in sospeso e ti obbliga a sentirne il peso sulle spalle, sulla pancia, sulle palpebre.

Siamo fermi.
Avete mai notato come cambi la musica in macchina?
Durante il viaggio è come se la musica prendesse la forma del paesaggio che ci accompagna. Prende vita e colore, sfuma in un'alba milanese o si immerge in una notte di un paesino del Sud.
Ma la coda insinua la sua perfidia anche nella musica. Non la sopporto, se sono ferma mi innervosisce. L'attesa diventa una violenza fisica corredata da sottofondo musicale, il pensiero diventa veleno, silenzioso, acido.

Vorrei abbassare il finestrino e parlare con quella ragazza nella macchina a fianco alla mia.
Una Yaris blu. Altri anni, altri desideri.
Mi piacerebbe chiederle dove deve andare, che vita deve indossare appena tornerà.
O magari parlare di lavoro, percorsi ed esperienze e ricerca di nuovi stimoli da accartocciare alla sera, insieme al giornale del mio senso di inadeguatezza.
La riga tratteggiata della mia corsia è anche la mia sola interlocutrice, nella sua coerenza mi disarma,  vorrei che la vita fosse sempre così, o forse no.

Ma perchè siamo fermi....
Ci si immagina il grosso incidente.
E magari si ha anche il coraggio di lamentarsi quando si scopre che si tratta solo di qualche vetro rotto. Ci voleva qualche spargimento di sangue per giustificare questo casino, almeno una macchina distrutta e cinque veicoli coinvolti. Sennò che cazzo, non ne è valsa la pena.
Come siamo banali, anche nelle nostre crudezze subconscie.


domenica, 19 novembre 2006



più o meno il riflesso di me



sabato, 21 ottobre 2006



Oggi scopro da un commento di un mio lettore che il mio blog ha qualcosa nel codice che richiede l'installazione di qualcosa.
non ho idea di come capire cosa sia per eliminarlo all'istante....

Chi avesse qualche idea, mi faccia sapere !!

 



mercoledì, 11 ottobre 2006



Oggi per la prima volta in vita mia ho fatto la tangenziale da sola.
Stavo tornando a casa per la solita via, e mi sono detta: proviamoci, cavolo.
Non sono più riuscita a togliermi dalla testa quella voce che mi diceva di provare. Così ho provato.
Mi sono parlata addosso durante tutto il viaggio, cercando di rassicurarmi e di incoraggiarmi, pregando che andasse tutto bene.
Ce l'ho fatta. Un altro passo in avanti verso l'autostima.
Per me è una conquista enorme.

Ho pensato a lungo se raccontarlo ai miei, alla fine l'ho fatto, pensando di trovare incoraggiamento. Sono la solita illusa. La sola cosa che mi hanno detto è stata: "Stai attenta che corrono".
Sono rimasta male, e subito dopo mi sono data della cretina per aver pensato di trovare in loro un incitamento. Ho capito che per quanto sia importante il sostegno dei genitori, passata l'infanzia non ha neppure tanto senso cercarlo. Non nel mio caso, almeno.
Non fa niente. Cercherò di bastare a me stessa. Cercherò di essere felice dell'incoraggiamento di altre persone che mi vogliono bene.



martedì, 10 ottobre 2006



Chissà se il giorno in cui tornerò a pattinare mi sentirò goffa come mi sento ora su questo spazio.

Ormai sono quasi due anni che non vado a pattinare, nonostante mi piaccia da morire e nonostante non ci sia giorno in cui il pensiero non vada almeno una volta alla pista ghiacciata.
Sarà difficile riprendere confidenza, già lo so.
Avrò dimenticato movimenti e giochi di equilibrio, mi sentirò fragile e molto probabilmente non mi sarà risparmiata una caduta. L'unica cosa che mi sento di sperare è di non farmi male seriamente.
Ma prima o poi tornerò a pattinare, perchè mi manca l'odore della pista, mi manca la musica; c'è la sfida di vedere se ho scordato tutto; mi manca il freddo sulle guance.

Intanto torno qui, senza nessuna promessa, senza alcuna pretesa.
Non significa aver ritrovato la serenità, però può significare che forse ho trovato la forza per esprimere la mia incertezza.
Non significa aver trovato alcuna soluzione ai problemi, alcuna risposta ai miei dubbi. Potrebbe solo significare che mi  manca questo spazio e questo momento della giornata; che forse, lentamente, sta tornando la capacità di trasformare in parole qualcosa di impalpabile.

Mentre ero dispersa sono accadute tante cose.
Prima o poi riuscirò ad affrontarle, alcune sono ancora in attesa di essere del tutto recepite dal mio cuore anestetizzato e freddo.
Qui o altrove... ma prima o poi affronterò tutto e tutto verrà ricollocato.



domenica, 08 ottobre 2006



Vorrei essere come acqua, trasparente, pura e semplice.
Vorrei infilarmi nelle fessure della terra, nascondermi al buio perchè la mia irrequietezza sta facendo soffrire persone che mi vogliono bene; perchè la mia confusione inquieta chi merita serenità, chi merita di essere felice.

Vorrei essere acqua, muta e ferma.
Vorrei essere un lago di montagna, immobile e freddo. A cui non puoi chiedere spiegazioni, perchè non c'è niente da dire, niente da spiegare più di quel che è stato già detto. Vorrei starmene tra le montagne e aspettare soltanto il sorgere e il tramontare del sole.

Vorrei essere mare, immenso, ascoltatore di pensieri inespressi.
Vorrei essere solo una cosa da guardare.
Vorrei non dovermi preoccupare di risolvere le paure degli altri, vorrei solo essere una persona che sta a sentire e niente altro.

E a volte vorrei essere soltanto un terribile acquazzone della notte.
Vorrei finalmente mostrare il lato segreto di me stessa, quello che al momento si è davvero stancato di mettere da parte Nico. Vorrei spazzare le strade con la mia rabbia trattenuta, con le esigenze messe da parte, con le insicurezze che mi hanno resa fragile.



giovedì, 05 ottobre 2006



lavori in corso... c'è bisogno di tempo...

...perchè il mondo gira in fretta e forse io no,
io ho bisogno di un po' di tempo...



mercoledì, 06 settembre 2006



Tornerò.
Ma prima di tornare, devo ritrovarmi.



domenica, 30 luglio 2006



L'altro giorno un piccolo episodio mi ha ricordato come nella vita a volte bisogna avere quel minimo di coraggio. Come in fondo non si abbia niente da perdere.
Un frullato e una granita, si girava per una via del centro, come al solito chiacchierando di tutto e niente, come al solito sbirciando dettagli della Milano non banale, quella che si nasconde.
Ad un certo punto, un cortile in fondo ad un passaggio. Non si poteva non voler sbirciare, era bellissimo. Però c'era la porticina della portineria a destra, e sinceramente temevo che qualcuno sarebbe spuntato fuori di lì, dicendoci di andarcene in malo modo.... rovinando tutto.
Invece no.
Invece non solo ho potuto fare qualche foto dall'esterno (purtroppo il risultato di queste foto non è stato dei migliori), ma dopo pochi attimi è spuntato un tizio, che con un dolce sorriso un po' sdentato mi ha chiesto se volessi entrare a fare foto. Ma non finisce qui, perchè il signore in questione, forse felice di avere qualcuno con cui chiacchierare, ha cominciato a raccontarci la storia di quel cortile, che ai tempi era un cimitero. Ci ha mostrato le lapidi che sono state trovate, e poi... ci ha fatto entrare nel suo piccolo laboratorio.
Che non era quello di un calzolaio, ma di un riparatore di orologi d'epoca.
Mi piacerebbe essere abbastanza brava per poter descrivere le sensazioni che si provano entrando in quella stanza. Lui sarà un riparatore di orologi ma lì dentro il tempo è sospeso, nonostante qualche ticchiettìo proveniente da qualche parte.
Tra manuali di elettrotecnica, raccolta di discorsi di Mussolini e guide turistiche su Milano, ci ha mostrato una specie di pendolo che all'epoca serviva a mantenere sincronizzati tutti gli orologi pubblici della città.
Una specie di distributore d'ordine.
Ce ne vorrebbe adesso uno per me, un riordinatore della mia vita.



domenica, 16 luglio 2006



E' passata una settimana da quella sera in cui ci siamo ritrovati in 20 in una casa che per me ha ricordi legati al passato, al liceo: i sabati sera a dormire dall'amica chiacchierando fino alle 5 di quello che avremmo fatto da grandi.
Una settimana fa a quest'ora eravamo tutti lì, fermi, a sperare. Io mandavo sms a chi forse non poteva vedere la partita, cercando di memorizzare azioni e nomi per riferirli correttamente in 160 caratteri. I pantaloni verdone militare e la canottierina rossa con scritto 81, un paio di scarpe da ginnastica e ovviamente una speranza ben celata a tutti.
Non mi ricordo quasi nulla di 24 anni fa: eravamo a Lignano in vacanza in quel residence, papà aveva portato la tv da casa; fuori c'era un gran casino e forse anche i fuochi d'artificio. Tutto qui.

I rigori non li ho visti. Mi sono messa in terrazza, insieme ad un'altra ragazza che fumava seduta per terra. Io stavo in piedi, appoggiata ad una bandiera infilata su un'asta e piazzata lì, simbolo dell'orgoglio di essere italiani al di là di tutto quello che ci dicono contro.
Mi sono lasciata sostenere da quella bandiera; quando aprivo gli occhi guardavo le piastrelle della terrazza.
Non ho visto neppure un rigore, ho solo esultato per ognuno stringendomi alla bandiera. E poi dopo Grosso, solo un abbraccio e una risata, una risata che partiva proprio dal cuore. Ho abbracciato Beppe con gli occhi lucidi, ho pensato che a volte una nazione si merita anche una gioia così infantile e fine a se stessa, solo per stare meglio per un po'.

In giro per Monza fino alle 2, ho comprato una nuova bandiera. L'ho sempre fatto per celebrare le vittorie sportive che mi stanno a cuore. Ho cantato il tormentone del momento senza neppure sapere che cosa fosse di preciso, ho urlato il mio inno con tutta la voce, alla faccia di chi dice che sia brutto, perchè gli inni nazionali non sono mai brutti. Nella festa non mi fregava di nulla, del sonno atroce che avrei avuto il giorno dopo in ufficio, della voce inesistente, del caldo...
Mi manca già quella notte. Mi mancano quei colori, quella gioia, la stanchezza e la voglia di cantare ancora una volta: "Siamo i campioni del mondo!"

E' passata una settimana di lavoro, di risate e incazzature più o meno grandi, di un pranzo passato da sola a mangiare un gelato; di momenti in cui ho sentito la mancanza del mio angelo custode in un modo che non avrei mai immaginato. 
Mi hanno pagata, ho fatto un po' di shopping, mia mamma si è seccata perchè sono tornata tardi dall'aperitivo.
E domani si ricomincia.
Vorrei che fossimo di nuovo Campioni del mondo.



lunedì, 03 luglio 2006



Quello che sei
in tutto quello che fai


...con qualche kappa in più,
su un muro di Viale Bligny








Forse certe giornate e il verde acido che ti lasciano tra i pensieri hanno uno scopo.
Una stupida umiliazione, inflitta da una persona di cui non ho la minima stima, può fare rabbia ma in fondo torna anche utile, per scrollarsi di dosso pigrizie e lacune personali.
Resta però l'insofferenza per una persona meschina, piccola piccola; una persona che si gonfia con le debolezze degli altri di per sè non può valere più di un soldo bucato.
Dopo amare considerazioni nel tragitto metrò-pullman, sono arrivata alla conclusione che l'unica reazione che merita questo episodio è una sana alzata di spalle. Il suo disprezzo non mi deve ferire perchè di fatto rimane impigliato nelle maglie della mia noncuranza.

In ogni caso, credo che esista una specie di sindrome da rientro del pendolare. Quando mi sento anche solo un tantino fuori fase, durante il mio viaggio di ritorno mi ritrovo immersa in uno spleen indescrivibile. E' come se condividessi tutti i pensieri malinconici dei miei compagni di viaggio, come se le nostre fatiche si riflettessero tutte insieme.
Forse il viaggio di ritorno verso casa, questo sballottarci tra orari e sedie di plastica arancione, ci rende tutti un po' soli e fragili.




domenica, 02 luglio 2006



Serata italo-spagnola, a cena con i colleghi di Beppe. All'inizio ero un po' intimidita dal ritrovarmi in un gruppetto già abbastanza affiatato; il problema della lingua lo sentivo meno perchè italiano e spagnolo hanno grossi punti di contatto, percui non mi preoccupavo più di tanto. 
E' andata molto bene, ho chiacchierato un po' con tutti, c'erano due ragazzi simpaticissimi che mi hanno fatto morire dalle risate e hanno raccontato aneddoti carini. Ad esempio quello che noi chiamiamo Pan di Spagna, loro non la considerano una cosa tipicamente spagnola, anzi, ho dovuto descrivergli come è fatto, quali ingredienti si usano, e alla fine mi hanno guardata un po' incerti...
(ci sarebbe anche un altro aneddoto, ma meglio evitare di raccontarlo qui, non si sa mai.... ^__^ )

Insomma è stato divertente, e mi è venuta una gran voglia di imparare lo spagnolo. Anche se devo dire la verità, in questo periodo ho molta voglia di rimettermi a studiare le lingue. Qualche tempo fa ho sentito Vincenzo parlare in inglese con i tedeschi e mi è piaciuto molto; pochi giorni fa davanti alla stazione Centrale una giapponesina mi ha chiesto indicazioni in inglese e mi è spiaciuto non essere chiara e dettagliata come avrei voluto. Ieri sera parlare con gli spagnoli era ancora più stimolante perchè si riusciva a capire solo parte del discorso, e rimaneva quella sensazione di poter capire di più, se solo si studiasse un po' la lingua.

Dopo la cena siamo andati al Living, trasferendoci subito in quell'altro locale simile là vicino. Mi hanno portato il daiquiri alla fragola più schifoso della mia vita, era acidissimo. Anche la Caipiroska di Beppe era infame...Ho seriamente rimpianto di non essere al Volo, e ho giurato a me stessa di non tornare in quel locale nemmeno sotto tortura.

Per stamattina c'erano grandi progetti di lago o piscina, ma sono stati tutti accantonati. Troppo sonno da recuperare, pensare di alzarmi presto era inconcepibile.

Così mi sono svegliata poco fa. Stesa sul letto nella penombra, ho passato due ore a rileggere vecchi sms con gli occhi pericolosamente lucidi e qualche sospirone di troppo.
E' proprio vero, la sera leoni....



venerdì, 30 giugno 2006



Torno da un pomeriggio passato in piscina.
Ci voleva, ho fatto bene a lasciar perdere i miei problemi di lavoro. Andando a parlare con quelli dell'agenzia di sicuro avrei ricavato qualche informazione utile, ma ci avrei rimesso in fegato, senza contare che questa volta non avrei avuto l'appoggio di qualche collega scacciamalinconia. Mi sarei trascinata nell'afa milanese con la mia delusione serrata tra le mandibole, e sarebbe stato un pomeriggio da archiviare nella cartelletta delle giornate schifose.

Ho preso il sole, fatto il bagno in una piscina calda e poco affollata. Mi sono rilassata un sacco, chiacchierando con la mia amica come ogni tanto capita.

L'altra sera ho fatto per la prima volta un giro sui Navigli.
Mi sono sentita come in un piccolo mondo a parte.
Sono stata felice di girellare tra le bancarelle di improbabili braccialetti e ciabattine infradito per il mare, guardare le persone, le case, i locali.
Scoprire quello che sa dire il silenzio.
Scorgere qualche terrazzo illuminato tra gli alberi e stupirmi dei riflessi di luce colorata sull'acqua ferma.



domenica, 25 giugno 2006



Rientro dal seggio, Monza biascica il suo caldo. E' come se non fossi mai partita, però non sono tornata del tutto: una sensazione di tempo interrotto, di disorientamento.
L' iPod mi propone una canzone che sapevo di trovare in lista, proprio in quella posizione. Sicuramente è la canzone meno adatta per questo momento, potrei passare a quella successiva.. ma a volte non si può sottrarsi alla malinconia. Tanto vale prenderla di petto, viverla fino in fondo sperando che in qualche modo possa svanire per autoconsunzione.
Profumo di grigliata nell'aria rovente di questa sera. Mi fa pensare alle vacanze, ad un gruppo di amici, ad una serata passata a cospargersi di Autan e accendere candelone gialle alla citronella.

Stamattina presto ho fatto il bagno. Davanti a me la scogliera: in alto il santuario di Monte Grisa sembrava quasi carino. A sinistra Miramare, a destra la città. E' così bello nuotare e vedere in lontananza Piazza Unità che riverbera sotto il sole, riconoscere il palazzo dove lavorava mia zia, ritrovare San Giusto e la sua collina verde. E' come se tutto il Golfo mi abbracciasse e mi proteggesse.
A volte ho la sensazione che mi bastino poche ore per riassimilare la cadenza triestina, le vocali tonde, le parole dialettali. Mi sembra di sentirmi parlare come parlano loro.
Anche questa volta niente foto. Non riesco ad averne voglia, oppure non trovo l'occasione.

Venerdì pomeriggio un altro lungo giro per Milano. Alcuni miei colleghi sono talmente straordinari che mi domando cosa abbia mai fatto per meritare di trovarmeli accanto tutti insieme. Ognuno di loro riesce a darmi qualcosa, senza immaginarselo. Il tempo passa veloce, perdo il conto delle ore e a volte mi mancano già adesso per quando non riuscirò a frequentarli più. Ma come dice la saggia Stè, non ha senso farsi problemi ora.

Mangio una mentos all'uva fragola. Le ho comprate in Slovenia, qui non so se esistono. Sono favolose.



mercoledì, 21 giugno 2006



Preparo una borsa e una borsetta. mentre due tizi in strada miagolano un litigio mediamente isterico.
Nella borsa tento di incastrare vestiti, un telo da mare, due costumi e un paio di scarpe carine, avendo gran cura di lasciar fuori la mia delusione di questi ultimi due giorni... quella vorrei lasciarla qui. Vorrei non doverla ritrovare domattina, ma so già che non sarà facile applicare la filosofia del pensiero positivo.
Anche se in fondo non si sa mai.
La borsetta è un'opera ancor più elaborata, visto che devo riuscire ad incastrare anche l'Off per domani sera.

"Quanto sopravviverò nel mio ruolo di supplente? "
Una frase casuale, decisamente calzante.



sabato, 17 giugno 2006






Una settimana lunghissima, da sembrare doppia. Saranno le mille cose da fare in ufficio, il fatto che lavoro un'ora in più al giorno e il fiato sul collo di una certa persona, che ha realizzato solo ora una realtà evidente già 4 mesi fa. ognuno ha i suoi tempi.

Meno male che esistono i venerdì, specie se si ha l'orario ridotto. Certi venerdì ti fanno dimenticare la montagna di carta che si è accumulata sulla scrivania, i problemi con un certo programma, le domande idiote di un impiegato di un'agenzia, palesemente pretestuose.

Non l'avevo notato, all'inizio. Presa com'ero dall'ambiente, dalle prime immagini capitate sotto i miei occhi, proprio non ci avevo fatto caso. Sì, avevo preso atto della sua presenza ma non avevo ancora focalizzato.
Nella sua semplicità si è nascosto.
Ci ho messo un po' per scoprirlo... ma forse è meglio così; ho visto tanti lavori molto belli e poi ho trovato il migliore.
Il contrasto tra luce ed ombra mi ha sempre affascinato.






martedì, 13 giugno 2006



A volte svegliarsi in ritardo e dover prendere la macchina al posto del pullman ha delle conseguenze estremamente positive.
Ma se domani lo facessi apposta, che potrebbe succedere?

E' arrivata l'estate; per la prima volta nella vita indosso qualcosa di giallo.
Ora che sono tornata castana voglio comprarmi una magliettina rossa.



lunedì, 12 giugno 2006



Prima di tutto, si riconosce la roccia; il modo in cui la roccia solca l'erba. E' la strana sensazione del legame con la terra nel vero senso della parola. Può sembrare un po' un discorso alla Via col vento, ma non trovo un altro modo per spiegarlo. Poi è la vegetazione a diventare familiare, quegli alberi di cui non conosco il nome ma che riconosco per dimensioni, colori, disposizione.
Il primo angolino di mare sembra una bella sorpresa, che si azzera poco dopo davanti a quella del golfo.
Credo di aver vissuto questo rito decine di volte, arrivando in macchina dalla Strada Costiera. Non so spiegare perchè sia sempre un'emozione.
Vederlo dal treno, da sola, in questi giorni e in questo contesto, spiega invece perchè l'emozione sia stata ancora più intensa.

L'odore del mare su Molo Audace, il sonnellino sdraiata sulla pietra e sulla borsa, mentre le barche prendevano il largo e il sole mi arrossava il naso. Non sapevo nemmeno io quanto ne avessi bisogno.
Ebbradivita scriveva che Trieste è una città che respira.
In questi pochissimi giorni io ho respirato la mia città, l'ho consumata con la mia nostalgia; mi sono completamente affidata a lei. L'ho amata come mai nella mia vita.

Quando sono partita, molti hanno fatto come me: lasciate valigie e borse negli scompartimenti, si sono spostati in corridoio, solo per guardare.



giovedì, 08 giugno 2006



L'aria tiepida si infila nella fessura della visiera alzata e si trasforma in un sibilo sordo.
I colori dei primi giorni di giugno mi sorpendono, l'odore dei gelsomini sparsi per Milano è una sfida al ricordo di quelli che ho visto a Roma poche settimane fa.

Mi scopro a canticchiare canzoni sceme, protetta dal rumore del traffico, a ridere, a trovarmi bene con gli altri; (ri)trovo un aspetto di me che non credevo di avere e mi chiedo che razza di persona fossi prima. 
E prego di rimanere così.

Avevo voglia di un gelato, ma poi ho lasciato perdere.

Presto arriveranno i ragazzi nuovi. Di solito quando sta per arrivare una persona nuova prevale su tutto la curiosità. Certo, ci sono anche frammenti di sentimenti negativi, non lo voglio nascondere... però alla fine sono curiosa e ben disposta.
Ma questa volta non lo so. Al di là delle preoccupazioni di tipo lavorativo, del problema di doverli seguire e aiutare, mi sento fredda, sono un po' preoccupata di non riuscire a trovarmi bene, specie con quello che farà parte del mio ufficio.
Non so perchè. Sesto senso. Spero di sbagliarmi.







mercoledì, 07 giugno 2006



Ho preso i biglietti, con il consenso di tutti. Venerdì esco dall'ufficio e mi fiondo in stazione.
Seduta quasi sullo stesso gradino in cui sedevo a dicembre poco prima di partire per Roma, pensavo che in effetti sarà la prima volta che sarò a Trieste da sola. Sembra così strano...

Ho girato per la Stazione Centrale in lungo e in largo, ma nonostante la mia buona volontà non ho scattato neppure una foto come si deve. 
In compenso mi è venuta la malsana idea di fare una foto ad ogni stazione in cui mi fermerò.
Certe volte mi chiedo come mi vengano in mente, certe pensate.

Aperitivo nel Parco Sempione, porto a casa un bel po' di risate e una serie di punture di zanzara.
Del resto, buon sangue non mente.



lunedì, 05 giugno 2006



Sto meditando di scappare a casa per qualche giorno.
Ne ho già parlato con i miei, hanno avuto le reazioni che mi aspettavo.
E la tentazione sarebbe quella di andare domani pomeriggio in stazione e prenotarmi i biglietti, così li metto davanti al fatto compiuto, e non se ne parli più. Vorrei solo riuscire a parlare un attimo con mio papà a quattr'occhi, in modo da definire il tutto.
Al di là di ciò che ora mi spinge a tornare, ho anche voglia della mia città, della mia gente.

Oggi sono rimasta in ufficio da sola per un'ora e mezza. E' stato orribile. Mi sento così triste a lavorare da sola, senza i commenti sarcastici di una collega, senza le buffe espressioni dell'altra. Poi quella scrivania vuota, dietro cui presto siederà un'altra persona. Non so come farò a fine giugno/ inizio luglio, quando mi toccheranno ben dieci giorni di solitudine... o nella terza settimana di agosto. In quel caso sarò appena rientrata dalle vacanze, e mi aspetterà un ufficio deserto.
Non ci pensiamo...

Le analisi sono buone, addirittura meglio di quelle degli anni precedenti. Cosa ho cambiato nel mio stile di vita? Beh... non vado più in palestra, bevo il triplo degli alcoolici che bevevo allora (evviva gli aperitivi a 2 cocktail alla volta), mangio schifezzuole varie...
Mi sa che la bella vita mi fa bene...
Scherzi a parte, urge riprendere la piscina. Ora mi metto a vedere se ne trovo una vicino al lavoro.

Ho fatto quattro chiacchiere con la dott., prima di tornare a casa. E lei ad un certo punto mi ha messo la mano sul braccio e mi ha detto: "Si vede, sai, che sei diventata più forte".
Oggi pomeriggio un sms di Ste: "Che c'entra? Tu sei fortissima".
Ma dov'è che mi vedete così? Mostratemi da che lato devo guardare, che io tutta questa forza proprio non la vedo.




domenica, 04 giugno 2006



In questi ultimi giorni mi è presa la voglia di dedicarmi alla cucina e al giardinaggio.
Panico...
Passi ancora per la cucina: in fondo adoro cucinare ed uno dei miei sogni per il pensionamento è aprire un ristorante, una pizzeria, un localino... anche se l'idea della gelateria sta acquistando punti.
Però il giardinaggio.... santo cielo!
Io che sono famosa per aver fatto morire una pianta grassa, che posso andare in estasi per un mazzo di rose e poi dimenticarmi di cambiarci l'acqua; io che sono stata definita il pollice nero della mia famiglia ( anche mio padre mi straccia)... mi metto a pensare al giardinaggio??

E poi che giardinaggio: voglio coltivare pomodori, peperoni, cetrioli e insalatina.
I semini dei pomodori  già li ho, regalo della pazza Stè.
Ieri sono rimasta in trance davanti ai semini dei peperoni gialli (quelli verdi lasciamoli perdere, ho già dato..... ), prima che mi trascinassero via di peso, alludendo alle mie inesistenti capacità di coltivatrice.
Meglio se me ne faccio una ragione...

Più realisticamente, stasera, dopo non so più quanti mesi (temo tanti), mi sono dedicata alla pizza. Siamo andati fino al nuovo carrefour di Limbiate perchè non avevo i pomodori, e quando sono arrivata a casa ho scoperto che non avevo più la farina 00, ma solo quella di grano duro. Alla fine ho preso una decisione drammatica, e ho fatto l'impasto solo con quella. Verrà proprio uno schifo?
Poi vorrei dedicarmi alla realizzazione di una torta alla frutta fresca, da portare ad una delle "cene + partita della nazionale" previste nella mia compagnia.

Da "Il nuovo Zingarelli", undicesima edizione, pag. 1469, alla voce "Previo":
Previamente: avv. = In anticipo, prima.

Per chi non lo sapesse.
E per chi sostiene che non sia una parola italiana.
Tra parentesi: voglio cozzare la testa contro il muro almeno un centinaio di volte.



mercoledì, 31 maggio 2006



Ieri giravo da sola per Milano. Ci sono alcune zone davvero molto verdi, silenziose.
Disorienta il contrasto tra la via che ci si lascia alle spalle - rumorosa ed inquieta - con quella che si imbocca.
Senza volerlo mi sono ritrovata in strade già visitate: una sorpresa che per un attimo, solo per un attimo, è sembrata anche un po' un segnale.
Nel mio gironzolare con un paio di pantaloni grigi, senza tasche in cui nascondere le mani e la macchina fotografica, ho incrociato un tale. Capelli scuri un po' ricci, occhialini, bicicletta e macchina fotografica seria tra le mani. Aveva appena scattato una foto, e se la guardava concentrato. Io ho fatto finta di aspettare qualcuno e mi sono messa a spiarlo. Poi, appena è salito sulla bici e mi ha superata... ho provato a seguirlo. Non è stato difficile, pedalava piano alla ricerca di una foto, si guardava intorno e pensava. Io cercavo di non farmi notare e di rubargli le immagini che vedeva nei suoi occhi. Poi ad un tratto ha accelerato, e mi ha lasciata sola con la mia curiosità.
Nel mio mondo ideale avrei attaccato a chiacchierare, chissà che non fosse un fotografo professionista. Magari mi avrebbe consigliato qualche corso di cui sono un po' alla ricerca. E forse mi avrebbe fatto compagnia, avrebbe attutito un po' la mia solitudine.

Oggi c'è stato un colloquio in ufficio. Un ragazzo. Appena è uscito dalla stanza del capo l'ho sbirciato un attimo, curiosa come una bambina. Chissà se qualcuno è stato curioso quel 9 settembre, chissà se inconsapevolmente anch'io sono stata sbirciata da un vetro o dalla soglia del mio ex open space.



lunedì, 29 maggio 2006





Si può sempre dire che una scrivania vale l'altra; che magari nel cambio ci ho guadagnato, visto che ho più spazio, che sono vicino alla finestra, che ho una collega fantastica di fronte e un'altra di fianco.
Però ero affezionata al mio posto, alla posizione a portata di chi passava di là, al vetro su cui attaccare le cartoline dell'Inter (in sfregio al dirimpettaio) e attraverso cui vedevo chi si avvicinava per un saluto o un sorriso.

E i motivi per i quali sono stata sfrattata, quelli proprio non mi vanno giù.
Sorry, non è colpa mia se a volte ci tengo alle questioni di principio.

Mi si può sempre dire che sono in gamba e che non mi devo sentire assolutamente di serie B, che se c'è qualche problema in merito al lavoro ne parliamo tranquillamente e risolviamo tutto.
Peccato che se ciò fosse vero non mi sarei ritrovata nella condizione di pensare di essere la seconda scelta dell'ufficio.
Devo dire la verità, sono stati carini. Avrebbero potuto fregarsene.
Ma ora i complimenti e gli elogi di tutti mi sembrano un po' un contentino.
Però tutto questo mi ha insegnato una cosa, cioè che i miei momenti da casalinga frustrata è molto meglio se me li tengo per me.






Gabriele D'Annunzio
La pioggia nel pineto

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode voce del mare.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.



giovedì, 25 maggio 2006







martedì, 23 maggio 2006



Decisamente l'idea di andare a sbirciare QUI non è stata il massimo della vita.
Questo mio lato malinco/sdolcinato non mi piace affatto...



lunedì, 22 maggio 2006



Samuele Bersani
"Sicuro precariato"


Quanto sopravviverò nel mio ruolo di supplente?
Non credo sarà facile per me
arrivare all'ultima ora indenne agli attacchi, resistente
La verità? C'è una novità, ho qualcuno che mi ascolta,
che mi domanda "allora da che pagina a che pagina 'sta volta?"
ma chi ha la luna storta dichiara apertamente
"lei non conta niente..."

Ti spiacerebbe passarmi del sale? Sul primo canale c'è un gioco impossibile
Ti spiacerebbe passarmi del sale? Se porti giù il cane c'è il vino da prendere

Io sono un portatore sano di sicuro precariato
e anche nel privato resto in prova
e ho un incarico a termine lo so
ma ho molta volontà
, non c'è pericolo...

Figli della polvere raggrumata sotto i banchi
anche per oggi non vi interrogo
ho saputo già dal preside e dagli altri
che vi siete alzati stanchi
ma è l'ultima possibilità che ho di chiedervi un piacere
vorrei sapere chi mi imita e perchè
non ne posso anche io godere
una volta sola prima di lasciare
anche questa scuola

Ti spiacerebbe passarmi del sale? Sul primo canale c'è un gioco impossibile
Ti spiacerebbe passarmi del sale? Se porti giù il cane c'è il vino da prendere

Noi siamo portatori sani di sensi di colpa
e sulle mani abbiamo segni di medusa
io ho il sospetto che non se ne andranno via
ecco un esempio di eterna compagnia...





Questa è per molti, ha detto mentre la ascoltavamo; lei al computer, io stesa sul letto.
Confermo.